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AREA MARINA PROTETTA

Parco Sommerso di Gaiola (NA)

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Nel cuore del Golfo di Napoli, tra storia, natura e cultura...

Istituita con Decreto Interministeriale del 7/8/2002, l’Area Marina Protetta “Parco Sommerso di Gaiola” prende il nome dai due piccoli isolotti che sorgono a pochi metri di distanza dalla costa di Posillipo, nel settore occidentale del Golfo di Napoli. Con una superficie di appena 41,6 ettari l’AMP Parco Sommerso della Gaiola si estende dal pittoresco Borgo di Marechiaro alla suggestiva Baia di Trentaremi racchiudendo anche parte del grande banco roccioso della Cavallara.

È suddivisa solo in una zona A di “riserva integrale” ed una zona B di “riserva generale”. Affidato in gestione alla Soprintendenza Archeologica, il Parco Sommerso di Gaiola deve la sua particolarità alla fusione tra aspetti vulcanologici, biologici e storico-archeologici, il tutto nella cornice di un paesaggio costiero tra i più suggestivi del Golfo.

Ancora oggi, infatti, le alte falesie di tufo giallo, ammantate dai colori della macchia mediterranea, conferiscono a questo paesaggio costiero un colpo d’occhio notevole, che da sempre ha incantato i popoli che qui si sono succeduti. Proprio per la bellezza e amenità dei luoghi, su questa costa si insediarono suntuose ville dell’aristocrazia romana, la più importante delle quali fu certamente quella del Pausilypon, costruita dal ricco cavaliere romano Publio Vedio Pollione e divenuta alla sua morte (15 a.C.), una villa Imperiale. Resti di ville marittime, approdi, ninfei, e peschiere sono visibili oggi lungo la costa dell’Area Marina Protetta sopra e sotto la superficie del mare per effetto del bradisismo, attività vulcano-tettonica che ha da sempre interessato l’intero settore costiero flegreo e che ha determinato un abbassamento della fascia costiera di tale area di circa 3m dall'epoca romana ad oggi.

Il Parco Sommerso di Gaiola oggi è un importante sito di Ricerca, formazione, divulgazione scientifica ed educazione ambientale per la riscoperta e valorizzazione del patrimonio naturalistico e culturale del Golfo di Napoli.

L'Archeologia

Ancora oggi la bellezza del paesaggio che caratterizza questo tratto della costa di Posillipo, ammalia tutti coloro che la visitano. Proprio per l'incanto di tali luoghi e la vicinanza con il Porto commerciale di Baia e quello militare di Miseno a partire da I sec A.C. questa costa fu densamente abitata, come ci testimoniano oggi i numerosi resti di epoca Romana osservabili sopra e sotto la superficie del mare. Il nome stesso della collina deriva dalla villa d’otium del Pausilypon i cui resti sono stati individuati nell’area che va dal promontorio di Trentaremi al borgo di Marechiaro.

Fatta erigere dal Cavaliere romano Publio Vedio Pollione nel I Sec. a.C., entrò a far parte, dopo la sua morte (15 a.C.), dei possedimenti imperiali sotto Ottaviano Augusto, subendo col tempo modifiche ed ampliamenti. Sui fondali dell’AMP, a pochi metri di profondità, sono ben visibili resti di approdi, ninfei, camminamenti e peschiere, vasche per l’allevamento del pesce molto in voga tra l’aristocrazia romana tra la fine del II Sec. A.C. ed il I Sec d.C.. Queste ultime tragicamente note per l’aneddoto tramandatoci da Seneca e Plinio, secondo il quale il perfido Pollione utilizzava gettare gli schiavi distratti in pasto alle murene delle proprie peschiere, occupano una vasta superficie di fondali a levante delle Isole della Gaiola. Spostandosi più ad est, verso il borgo di Marechiaro, spiccano lungo la costa le vestigia di una villa marittima, nota con il nome di “Casa degli Spiriti”, che letteralmente emerge dal mare con tutto il suo fascino ed austerità.

L'ambiente marino...tra storia e gorgonie

L’estrema eterogeneità geomorfologica che caratterizza i fondali del Parco, si traduce in una grande varietà di habitat per gli organismi marini.

Partendo dal largo incontriamo il grosso banco roccioso della Cavallara che si estende per circa 700m dalla linea di costa, toccando una profondità max di 25m. Le profonde fratture che tagliano il banco trasversalmente al suo sviluppo costa-largo creano un'alternanza continua tra popolamenti cosiddetti fotofili (amanti della luce) e popolamenti sciafili (amanti dell'ombra) formati da spugne policrome e belle pareti di Margherite di mare (Parazoanthus axinellae), mentre nelle zone più profonde è possibile ammirare rigogliose colonie arborescenti di Gorgonie gialle (Eunicella cavolinii, Eunicella verrucosa) e Leptogorgie (Leptogorgia sarmentosa). Caratteristici degli ambienti sciafili di questi fondali, i grandi concrezionamenti a balze formati dall’alga rossa calcarea del genere Lithophyllum.

Risalendo verso costa si entra nella zona maggiormente caratterizzata dalla presenza di strutture archeologiche sommerse. Qui la profondità media è di circa 5-6m ma proprio la presenza delle strutture archeologiche crea un ambiente altamente diversificato che dà ospitalità ad un gran numero di organismi che, pur essendo adattati a parametri ambientali differenti, coesistono praticamente l’uno accanto all’altro, passando dal verde iridescente delle rigogliose distese di alghe fotofile, come l'alga bruna Dictyota dichotoma, all’arancione vivo delle spugne sciafile come la Spirastrella cunctatrix. Qui trovano dimora invertebrati prettamente bentonici come i ricci (Paracentrotus lividus e Arbacia lixula), le patate di mare (Halocynthia papillosa), i pomodori di mare (Actinia equina), cetrioli di mare di differenti specie (Holothuria sp.), eleganti cerianti (Cerianthus membranaceus), timidi spirografi (Sabella spallanzanii, Bispira volutacornis), numerosi molluschi come il polpo (Octopus vulgaris) la Pinna nobilis e crostacei come il granchio facchino (Dromia personata).

Anche la fauna ittica tra questi fondali così eterogenei trova facilmente riparo e fonte di cibo. Così mentre saraghi, salpe, sciarrani, donzelle, bavose, re di triglia, tordi e nuvole di “guarracini” (Chromis chromis) si aggirano tra secche, ammassi franosi e resti archeologici, una murena (Muraena helena) resta in agguato proprio tra i mattoni consumati dal tempo di un antico murenario dove la leggenda dice che il perfido Vedio Pollione usava gettare gli schiavi disattenti...

Una terra ardente e dinamica...

L’intera collina di Posillipo, dal punto di vista geologico, rappresenta il lembo dell’antica cintura calderica originatasi a seguito dell’eruzione del Tufo Giallo Napoletano, avvenuta circa 15.000 anni fa, e da cui è quasi interamente formata; per tale motivo essa è parte integrante del sistema vulcanico flegreo e per questo la zona è ancora soggetta ad attività vulcano-tettonica, che si manifesta attualmente sotto forma di bradisismo e nella presenza di emissioni gassose (fumarole) subacquee visibili anche a pochi metri di profondità.

Testimone dell’intensa attività vulcanica che ha forgiato questa costa è la stretta ed affilata propaggine di Punta Cavallo, limite occidentale della Baia di Trentaremi e dell’Area Marina Protetta stessa, relitto dell’antico vulcano di Coroglio, successivamente inglobato dai depositi piroclastici emessi durante l’eruzione del Tufo Giallo Napoletano ed in parte eroso dall’incessante azione del mare.

Gli Isolotti della Gaiola, separati dalla terraferma da uno stretto braccio di mare largo mediamente 50m, dividono idealmente la fascia costiera del Parco in due settori: quello di levante, dove la collina digrada dolcemente verso il mare, solcata da stretti canali di ruscellamento, e quello di ponente, caratterizzato da alte falesie a picco sul mare, alte fino a 150m, che cingono l’ampia Baia di Trentaremi. Dal punto di vista geomorfologico, l’attuale conformazione costiera dell’AMP, è il risultato dell’interazione tra erosione naturale, movimenti bradisismici ed intenso rimaneggiamento antropico dei costoni tufacei avvenuto in diversi periodi storici. A testimonianza di ciò le maestose Grotte di Trentaremi, che si aprono sul versante orientale dell’omonima baia, frutto di secoli di attività estrattiva, iniziata, molto probabilmente in epoca greco-romana.

AMBIENTI SOMMERSI

Organismi sciafili e fotofili che vivono in stretta vicinanza grazie alla presenza delle strutture archeologiche romane sommerse che creano anfratti, scalini, canali e cunicoli.

AMBIENTI TERRESTRI

Maestose falesie di tufo giallo a picco sul mare cesellate dal vento e dalla mano dell'uomo con grotte naturali ed artificiali.

PANORAMI

Una vista mozzafiato sull'intero Golfo di Napoli, dal Vesuvio, a Capri, fino a Procida e Ischia.

VULCANOLOGIA

Una costa sopra e sotto il mare forgiata dall'attività vulcanica dei Campi Flegrei, con fumarole sommerse e lenti movimenti bradisismici.

per ulteriori informazioni

AMP PARCO SOMMERSO DI GAIOLA

Discesa a Gaiola - 80123 Napoli (NA)

Tel. +39 081 2403235

Email. info@areamarinaprotettagaiola.it

http://www.areamarinaprotettagaiola.it/

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